giovedì, 09 luglio 2009

La nuova enciclica Caritas in veritate

Vogliamo offrire a tutti i nostri lettori alcuni strumenti per iniziare a leggere ed approfondire la nuova enciclica sociale del papa Benedetto XVI, che certamente rappresenta una chiave di lettura originale ed autorevole per stare di fronte alle sfide del nuovo millennio.
SamizdatOnLine

IL TESTO
"La carità nella verità, di cui Gesù Cristo s'è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell'umanità intera. (...)"

ALCUNI COMMENTI
- "Siamo grati al Santo Padre che anche nella sua enciclica sociale ha riproposto l’originalità della fede e il contributo che i cristiani possono dare alla convivenza sociale e allo sviluppo" (Nota di Comunione e Liberazione) - Il Fromboliere
- La Forza della carità - intervista a Giorgio Vittadini
- La testimonianza di Cristo, al cuore dello sviluppo (card. Scola)
- Diciotto anni dopo la Chiesa non gioca in difesa ma va all’attacco (Zamagni)
- Botturi - Gotti Tedeschi - Samuelson - Sacconi - Cordes - Fisichella (da Tracce)
- Roccella (da Il Sussidiario)
- I punti saldi della nuova enciclica di Benedetto XVI - Graciete
- Una bussola preziosa per le sfide dello sviluppo (da CDO) - Anna Vercors
- Un consiglio a sinistra: leggere e sottolineare l'enciclica di Benedetto XVI “Caritas in veritate” - Ritanna Armeni (da Il Riformista)
- Caritas in veritate - Antonio Gaspari (Ragionpolitica)
- Riccardi - Martino (Corriere della Sera)
- E. Fattorini (Sole24 ore)
- Draghi su L'Osservatore Romano (ripreso dal Foglio)
 

postato da: Politicus alle ore 23:12 | Permalink | commenti
categoria:economia, persona, verità, benedettoxvi, carità, enciclica, finaza
giovedì, 09 luglio 2009
obamoniPrima ha accompagnato Angela Merkel ad Onna e poi Barak Obama a L'Aquila e poi ancora gli altri. E così Silvio Berlusconi, con uno dei suoi colpi di teatro ma finalizzati per il bene del Paese e l'attenzione in particolare per le gente abruzzese colpita dal terremoto, ha messo un altro tarsello nell'album della storia. Gudagnandosi-insieme al grande consenso nazionale-e avvalorando i giudizi positivi sulla sua leadeship da Obama e il resto delle delegazioni mondiali al G8. E mandando alla malora attraverso fatti e realismo i gossippari e avvelenatori di pozzi mediatico politici di sinistra e correlati. E già dalle parti del Pd c'è chi fa discretamente "macchina indietro", con imbarazzo e scorno, dalla guerra mediatica dichiarata al Cavaliere. Sconfitto dalla realtà dei fatti.

La gente d'Abruzzo visitata da alcuni grandi,- e che grandi!,- della terra come il più grande di sempre dal punto di vista geopolitico e militare, il Presidente degli Stati d'Uniti d'America che oggi si chiama Barak Obama, grazie a Berlusconi ha avuto quella meritata attenzione e solidarietà che costringerà ancora di più il governo italiano a rispettare scadenze e priorità per la ricostruzione della provincia aquilana.

Il merito del Premier italiano è quello, che in tanta stampa si legge, di aver fatto scendere sulla "terra" questi potenti e toccare con mano cosa è un popolo. La commozione della Merkel e l'atteggiamento di uno che si sente a casa sua, grato della ospitalità ricevuta, come Obama che addirittura in maniche di camicia e cravatta  visita le ferite de L'Aquila  incontrando naturalmente anche vigili del fuoco, i volontari della protezione civile e forze dell'ordine, accompagnanto sempre da Silvio li ha resi più "umani" e ancora di più stimati e degni di ammirazione.

Su uno sfondo sfuocato e grigio restano per ora gli attori da psicodramma schizofrenico come i no-global e quella sinistra borghese che la storia ha già giudicato e che continua a giudicare il suo scarso senso della realtà e di attenzione al bene comune  nazionale.
postato da: Politicus alle ore 10:17 | Permalink | commenti
categoria:macerie, visita, umanità, terremoto, g8
martedì, 07 luglio 2009

 

pdIl via alla battaglia congressuale del prossimo ottobre del Pd e la tempesta dei pettegolezzi baypassata vittoriosamente fino ad ora da Berlusconi. E poi le nuove “minacce” di gossip a ridosso del G8 e l’atteggiamento recidivo di parte del Pd che trova in Massimo D’Alema la sua punta migliore ad annunciare nuove scosse per il Cavaliere creduto in declino contro la scienza dei numeri fino a lambire il confine del ridicolo.Se mai il declino lo sta vivendo proprio il suo partito. Comunque sia cambieranno rapidamente gli scenari politici del Paese. Dove chi dovrà raccogliere le macerie è probabilmente la fallita classe dirigente del Partito Democratico. Naturalmente se restano ossessionati da Berlusconi e se vincerà la linea radicale-e questa è l’unica novità in vista del congresso “democratico”-di Ignazio Marino con il supporto morale attivo di Beppino Englaro che è ormai uscito da un silenzio “rumoroso” a dire il vero, per  stare a fianco del medico del Pd-un cattolico adulto non come intende Benedetto XVI ma come lo dice Romano Prodi -sostenitore dell’eutanasia “pietosa” e forte dell’appoggio dei circoli pannelliani e laicisti di sinistra. L’irrompere di Marino mette in subbuglio l’anima teodem del partito che fa capo a Paola Binetti che è rimasta “scossa” dalle bellicose dichiarazioni- fatte con quel perfido sorrisetto che abbiamo conosciuto in televisione in pieno caso Eluana Englaro-di Ignazio Marino che non vede l’ora di contarsi e vedere se è più incisiva la Binetti rispetto a lui. Una drammatica e “mortale” sfida politica per tutto il Pd che mette in secondo piano sia la confermata candidatura di Franceschini e di Bersani.Aggiungendo a questo lo scontro appena iniziato tra i big come Fassino che rinfaccia a D’Alema che se il Pd perde, perde anche lui. Inutile che si presenti come colui che sta fuori della mischia dispensando giudizi e previsioni di “scosse”.

Sull’altro fronte c’è un Berlusconi ritemprato in fondo dai risultati elettorali, dal gradimento popolare che resta sempre alto, da una manovra economica estiva che, seppure ancora non pienamente sufficiente, ha avuto il consenso e l’incoraggiamento di imprenditori e sindacalisti, naturalmente non conformi alle cassandre catastrofiste della sinistra.E poi il lavoro per il G8 che comincia domani che ha fatto sì che delle nuove minacce di gossip per sputtanarlo nuovamente se ne è fatto un “baffo”, anzi un “baffino” (alludendo a D’Alema). Insomma la politica del fare, del trovare e attuare soluzioni per governare al meglio il Paese e mantenere per questo un consenso che nella nostra storia repubblicana nessun leader democratico ha mai avuto. Berlusconi sa già come affrontare l’eventuale nuova ventata di fango. Al G8 ci saranno tutti alla faccia dei guastatori di professione.

Sarà una estate di lavoro e di riflessione per Silvio che gli permetterà di rivedere strategie, organizzazione del Pdl e nuove spinte per il Governo. E sicuramente c’è da aspettarsi qualche colpo di teatro come solo riesce a fare il Premier-vedi ad esempio il discorso del “predellino” che annunciò la nascita del Pdl vincendo la sfida con gli scettici a tutto campo-mentre per il Pd il colpo di teatro rischia di diventare al suo congresso di ottobre un colpo mortale alla sua sopravvivenza.

postato da: Politicus alle ore 10:13 | Permalink | commenti
categoria:politica, berlusconi, governo, g8 , pd , pdl
sabato, 04 luglio 2009

Legge 40: guarda qui, guarda là-( EDITORIALE SOL)

Cosa sta succedendo, sta avanzando una nuova onda di moralismo, un onda di fumo, un onda di "guarda qui, guarda là", e uno segue, guarda, sta lì, si indigna. Si al massimo ci si indigna.
"Ci sarà pure un giudice a Berlino - Disse il mugnaio di Potsdam di fronte alla prepotenza del re di Prussia." è la frase più citata in questo periodo, da tutti, anche l'attuale premier l'ha usata.
 

Eppure in attesa del giudice di Berlino, i giudici qui in Italia non stanno con le mani in mano, lavorano  e si propongono come chi sa risolvere le ingiustizie e prepotenze del re di Prussia, stanno smontando pezzo a pezzo la legge 40, perchè gli Italiani che hanno deciso che rimanesse così, forse non erano in grado di decidere, ma tu "guarda là" qua ci pensiamo noi.

Mimmo Delle Foglie, ex vicedirettore di Avvenire e oggi portavoce di Scienza&Vita, al settimanale Tempi  conferma la non casualità dei fatti: «l’invasione di campo viene dal cambio di strategia dei radicali: prima del lutto causato dal fallimento del referendum non capivano di usare uno strumento inadatto a imporre una prassi culturale e sociale». Se ne accorse fra i primi Emma Bonino che, dopo la sconfitta, invitò i suoi «a percorrere una nuova strada». La strada oggi è chiara ed «è diventata – prosegue Delle Foglie – quella di fare pressione sulla Corte costituzionale, entrando dai canali aperti dal dibattito medico».

Valerio Brucoli, presidente della commissione di Bioetica dell’ordine di Milano, fa notare che «la medicina oggi è il fronte più semplice da cui entrare per far passare il principio di autodeterminazione, usando la metafora medico-paziente al centro dei dibattiti. Se questa relazione di fiducia viene trasformato in un contratto freddo e sterile di indipendenza reciproca, sarà in grado di fare giurisprudenza e di essere trasposto in altri campi, ad esempio a quello che riguarda il rapporto fra coniugi per mezzo dei cosiddetti contratti prematrimoniali. Con la conseguenza di ridurre la società a un insieme di individui soli e incapaci di fidarsi l’uno dell’altro».

I giudici sembrano così poco imparziali che anche di Pietro ha paura che per una cena si vendano la Costituzione:
"E il giudice costituzionale Luigi Mazzella, in una missiva fatta avere all'Ansa, rassicura l'amico di vecchia data Berlusconi. la cena a casa sua, contestata dal Pd e dall'Idv, non è stata la prima e "non sarà certo l'ultima fino al momento in cui - scrive - un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali".
Già, "Guarda Lì, guarda Là ". Ma basterà un mondo più etico? Cosa c'è sotto?

"Ma a me come politico non basta questo. Non basta l'etica a farmi essere un uomo, non è quella la strada della pienezza. Anche se mi interessa- essendo deputato - essere il massimo come deputato. Perché la pienezza del mio essere uomo non può che esprimersi dentro la circostanza in cui mi tocca essere, dando testimonianza lì. E allora dico che la moralità in sommo grado è riconoscere che non è la morale il centro della questione. Mettere al centro la morale è la cosa più immorale, perché falsa, che ci sia. Sostituisce all'utopia sociale, l'utopia della perfetta coerenza." Renato Farina deputato PDL. (Il Sussidiario 2/7/2009)

Factum  socio di  SamizdatOnLine

Altri articoli:
Ma... le leggi non le fa il Parlamento? - Anna Vercors
Roccella: "Legge 40, assalto per via giudiziaria" - Avvenire 3/7/2009

postato da: Politicus alle ore 20:41 | Permalink | commenti (3)
categoria:etica, giustizia
giovedì, 02 luglio 2009

Honduras: sicuri si tratti di un colpo di stato ?

 

  C’è chi crede che, con la morte di Augusto Pinochet e la prossima scomparsa di Fidel Castro, l’era dei dittatori sarà estinta in America Latina. È Una speranza folle. Quello che è in via di terminare è l’era dei dittatori nazionali, che preannunciano l’evento della dittatura continentale. Non stiamo vedendo la fine della tirannia latino-americana, bensì il suo upgrade. Olavo de Carvalho

Zelaya è un uomo del Foro di Sao Paulo. Ha tentato di fare quello che Chavez ha fatto un Venezuela. Ossia, il suo mandato scadeva il prossimo anno e non poteva essere rieletto, secondo la Costituzione. Allora ha indetto il solito referendum popolare per cambiare la Costituzione e poter avere un altro mandato. La Corte Suprema dell'Honduras ha riconosciuto illegale questo referendum, così come tutte le altre Alte cariche dello Stato, come il Congresso e i vertici militari. Ma Zelaya - dietro cui c'è Chavez attenzione! - non ne ha voluto sapere e il referendum è stato indetto ugualmente. A quel punto, anche con la minaccia di Chavez di invadere militarmente l'Honduras, i militari honduregni sono intervenuti, come loro dovere. Infatti, dopo l'intervento della Corte Suprema il generale Romeo Vasquez Velasquez, Comandante supremo dell'esercito, ha negato l'appoggio dei militari al referendum. Per tutta risposta Zelaya lo ha destituito.
Poiché  la Suprema Corte ha riconosciuto come illegale tale destituzione, è stata dapprima attaccata da Zelaya, poi quest'ultimo ha dovuto confermare Velasquez di nuovo nel suo incarico. Solo che Zelaya ha insistito sul referendum e ha guidato una protesta contro la decisione della Suprema Corte e i militari. Alla fine i militari sono intervenuti per fermare Zelaya.

Posso essere d'accordo con l'intervento dei militari. Non credo che tecnicamente sia un "golpe". E' Zelaya che, in piena osservanza alla strategia di presa di potere dei comunisti in AL (cfr. Chavez), stava cambiando la Costituzione per rinforzare la sua posizione e rimanere al potere: una volta preso non lo mollano facilmente. I militari hanno difeso la Costituzione, tra l'altro senza sparare un solo colpo.
La "prova del nove" della bontà dell'intervento è la reazione scomposta e isterica di Chavez che, con la delicatezza e la grazia che contraddistingue il personaggio, ha chiamato gli honduregni "gorilla trogloditi" minacciandoli di una invasione militare.
Beh, se c'è un gorilla trogolodita in America Latina si trova appunto a Caracas, lui che è arrivato al potere con due veri colpi di Stato, con una scia interminabile di morti, con ripetuti referendum per eternizzare il suo potere, più volte respinti fino a quando, con evidenti e certificati brogli, c'è riuscito, amico e finanziatore di Cuba, in perenni relazioni con Ahmadinejad e Russia, succube del Foro de Sao Paulo, finanziato dalle FARC etc. L'Honduras si è voluto risparmiare questa storia, intervenendo subito e con decisione, con i militari che hanno obbedito al mandato costituzionale di ristabilire l'ordine e salvare la libertà del paese, obbedendo quindi al potere civile, a differenza di Zelaya che prende ordini dal Foro. Dunque, a dispetto di quello che viene scritto sui giornali, l'intervento dei militari è stato perfettamente legale.
Altra prova del nove della bontà di questa azione è la condanna unanime del "mondo libero", a cominciare da B. Hussein Obama: in altri tempi gli USA avrebbero dato tutto l'appoggio a chi si opponeva all'inflitrazione comunista in America Latina ... C'é da augurarsi che l'Honduras resista alle pressioni "internazionali".

Tempo fa avevo riportato una intervista a Alejandro Pena Esclusa che era sembrata forse un po' troppo ottimista sul fatto che il Foro stava dando segni di cedimento. I colpi militari inferti da Uribe alle FARC, la sempre più crescente consapevolezza di cosa sia il Foro, il caso Honduras e, bellissima notizia di queste ore, la perdita della maggioranza parlamentare della coppia Kirchner in Argentina, in effetti aprono a qualche speranza. Bisogna però vigilare, questa metastasi dell'intelligenza che è la mentalità rivoluzionaria - di cui il comunismo è una delle forme tumorali più aggressive - ha una capacità di trasformazione diabolica. Uso l'aggettivo nel senso vero del termine.

Contro l'imbecillità collettiva  socio di  SamizdatOnLine

Articoli sull'argomento:
Non c’è stato “colpo di Stato” in Honduras di Graça Salgueiro
Colpo di stato o risveglio della coscienza? - Oggi siamo seri
Honduras, la verità nascosta  - Quid est veritas?  (2)
Obama consegna a Chavez le chiavi dell'America Latina - Il Legno Storto
No existe golpe de estado en Honduras - Hazteoir

postato da: Politicus alle ore 20:55 | Permalink | commenti
categoria:honduras, democrazia, costituzione, libertà
mercoledì, 01 luglio 2009

Don Luigi Giussani

Il cristianesimo non è prima di tutto una morale con delle regole da osservare ma semplicemente un Fatto che parla attraverso il tempo della vita con segni concreti fatti di facce, azioni, gesti eroici e ordinari, di gente umile e non, ma con dentro il cuore il grande desiderio che tutto abbia un significato. Oltre i propri limiti, peccati, incoerenze e tradimenti. 

Questo è un bell'articolo di Don Carron apparso su "Avvenire"  e su "IlSussidiario.Net"

Don Giussani contro il “gulag” della modernità

 

«Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?». Forse nessuno più di Dostoevskij ne I fratelli Karamazov ha posto in modo sintetico e perentorio la sfida davanti alla quale si trova il cristianesimo nella modernità. Don Giussani ha avuto il coraggio di misurarsi con questa sfida storica, radicalizzandola, se possibile.

 

Infatti, scommette tutto sulla capacità della sua proposta educativa di generare un tipo di soggetto cristiano per cui «anche se andassero via tutti - tutti! -, chi ha questa dimensione di coscienza personale (che la fede genera) non può fare altro che ricominciare le cose da solo». E la stessa, identica, scommessa che lo stesso Gesù non ebbe paura di correre coi suoi. Che cosa avrebbe fatto Gesù nell`ipotetico caso che, davanti alla sfida: «Anche voi volete andarvene?», tutti i discepoli l`avessero abbandonato? Nessuno ha alcun dubbio: avrebbe ricominciato da solo.

 

Che cosa può consentire una tale capacità di ripresa, nelle attuali circostanze storiche? Possiamo incominciare a intravedere la risposta, se cerchiamo di immedesimarci con Gesù: che cosa l`avrebbe potuto fare ripartire da capo? È evidente che Lui non si sarebbe potuto appoggiare su una logica di gruppo, dal momento che, nella nostra ipotesi, era rimasto da solo. Per potere affrontare questa sfida occorre passare «da una logica di gruppo a una dimensione di coscienza personale».

 

Gesù sarebbe stato costretto a poggiare tutto sul contenuto della sua autocoscienza, della sua appartenenza al Padre. «Qual è il contenuto di questa dimensione di coscienza personale? La definizione dell`io è "appartenenza". L’appartenenza definisce ciò che sono; come l`essere figli è definito dall’appartenenza al padre e alla madre; e non è schiavitù, perché tale appartenenza non è estrinseca. Dire che l’io è rapporto con l’Infinito vuole dire che l’essenza dell’io, nel senso stretto della parola, è appartenenza a un Altro».

 

Così don Giussani indica che quello che potrebbe far ripartire da capo ciascuno è la stessa cosa per cui Gesù ha cominciato: la coscienza della sua appartenenza al Padre. Non è, dunque, una capacità nostra, una energia propria, una nostra bravura, ma è l’esito di una appartenenza.

 

In questo modo don Giussani non fa altro che identificare lo scopo ultimo dell’opera salvifica di Cristo. Infatti Lui è diventato uomo, è morto e risorto, perché mediante il dono dello Spirito potessimo vivere con la coscienza di figli, come “figli nel Figlio”. Prendere consapevolezza del nostro essere figli, cioè della nostra appartenenza al Padre, è il compito di ogni educazione cristiana, che ha la verifica della sua verità nella capacità dell’io - così educato - di ricominciare da capo, se tutti se ne andassero. Questo chiarisce la strada che ognuno di noi deve cercare di percorrere: che la vita diventi un cammino che ci renda sempre più certi e consapevoli della nostra appartenenza.

 

Ma acquistare questa consapevolezza è possibile soltanto se essa è verificata nelle circostanze della vita: «L’impatto con le circostanze, il rapporto con la realtà, non è nient’altro che l’avvenimento della vita come vocazione, in cui il “soggetto” è l’appartenenza a ciò che è accaduto - Cristo dentro la fragilità effimera della comunità - mentre il contenuto “oggettivo”, su cui questo soggetto è chiamato ad agire, è l’incontro con quel complesso di circostanze finalizzate che si chiamano appunto “vocazione” perché Dio non fa nulla per caso. Il complesso di circostanze sollecita il soggetto e questo agisce secondo l’origine totalizzante che ha dentro, secondo quel principio formale, quel principio determinante, che è stato l’incontro».

 

Raggiungere questa coscienza è una lotta che chiede a ciascuno di noi la disponibilità alla conversione, vale a dire a vivere secondo un`altra mentalità. La ragione è evidente. Questa posizione entra in contrasto con l`atteggiamento diffuso in questo preciso momento storico, in cui siamo chiamati a vivere la fede, e ci penetra molto più di quanto pensiamo: «L’uomo moderno ha creduto di evitare tutto dicendo: "L’uomo appartiene a se stesso", che è la più grande menzogna, perché prima non c`era, perciò va contro l`evidenza più chiara. “L’uomo appartiene a se stesso” vuole dire: l’uomo diventa possesso del potere, appartiene al potere, cioè appartiene agli uomini che lo determinano».

 

Le conseguenze di questa scelta adesso sono più documentabili di quando furono dette queste parole, a metà degli anni Ottanta: «Amici miei, siamo in un`epoca di una pericolosità sterminata. Siamo in un`epoca in cui le catene non sono portate ai piedi, ma alla motilità delle prime origini del nostro io e della nostra vita. L’Occidente sta, non lentamente, ma violentemente spingendo tutta la realtà umana, anche nostra, verso il "gulag" di un asservimento mentale e psicologico inaudito: la perdita dell`umano, di cui Teilhard de Chardin segnalava già il sintomo più impressionante, che è la perdita del gusto del vivere».

 

postato da: Politicus alle ore 20:08 | Permalink | commenti
categoria:cultura, fede, cristianesimo, mentalità, giussani, carron
domenica, 28 giugno 2009
Non c'è di meglio che ascoltare questa intervista di Don Mauro Inzoli rilasciata a RadioFormigoni e rendersi conto di quello che sta vivendo la gente abruzzese. Speranza, tenacia nel ripartire con maggiore decisione ogni giorno, lavorare per ricostruire un tesssuto umano e civile positivo,tanta fede e sostegno di chi da quel drammatico 6 aprile, quando la terra aquilana ha tremato portando morte e disperazione, si sta prodigando a sostenere le popolazioni abruzzesi. Qui c'è gente che come solide querce secolari  vogliono far tornare a "volare" L'Aquila e paesi limitrofi, sapendo chi veramente li vuole aiutare, "impallinando" con la semplicità del lavoro e dei rapporti che sono nati positivamente dopo il terremoto-istitiuzioni politiche e civili e associazioni del volontariato- gli "avvoltoi" mediatici e politici che sicuramente non hanno messo piede tra le macerie ,osservando quello che veramente c'è in gioco.(Politicus)



L'Aquila tradita, così titola il reportage del settimanale L'Espresso, in questi giorni in edicola.
Pensiamo, umilmente, che sarebbe ora di piantarla, usare la vicenda drammatica del terremoto per bassi scopi politici. Per questo abbiamo chiesto a don Mauro Inzoli, presidente della Fondazione Banco Alimentare, di raccontarci, lui testimone oculare, la reale situazione dell'emergenza in terra d'Abruzzo. Un giudizio chiaro dal quale non possiamo prescindere.

Clicca sotto:


- E' ora che gli avvoltoi smettano di volare sulle macerie e pensino a costruire
postato da: Politicus alle ore 10:17 | Permalink | commenti (3)
categoria:abruzzo, popolo, ricostruzione
giovedì, 25 giugno 2009

artigiani3 Adesso si apre una nuova fase per il Governo ben premiato comunque dagli elettori, anche con la tempesta scandalistica provocata da sinistra e dintorni su Berlusconi. Soprattutto c'è bisogno di andare a fondo per sostenere famiglie e imprese e dare una sterzata perchè sia più consistente la ripresa economica e uscire dalla crisi che ancora attanaglia il Paese. L'azione del Governo dovrà incidere di più sulla strada delle riforme e soprattutto su quella della riduzione fiscale e del credito alle imprese che seppure è  già stato fatto qualcosa su questo versante, ancora c'è molto da fare.

Ci sono banche che tutt'oggi aggiungono problemi a tante piccole imprese che pur restando vive e dinamiche sul mercato non sempre sono agevolate dagli istituti di credito. Si potrebbe anche sostenere che pochi Cda sono ancora di osservanza prodiana e magari si fa ostruzionismo per mettere in cattiva luce il Governo ma questo non basta a giustificare le difficoltà che permangono e allora sia l'esecutivo di Berlusconi ad affinare gli interventi.

Ci sono situazioni come ad esempio in Toscana dove accedere al credito è letteralmente un' "impresa" per una famiglia o piccola azienda. Al massimo si rinegoziano  i mutui  esistenti e solo per chi ha maggiore risorse o è una azienda certamente non piccola. Oppure è successo che piccole imprese artigiane o di servizi attive sul mercato causa la crisi hanno ritardato il saldo solo di una rata del mutuo, e non era mai successo prima, che subito sono state segnalate alla centrale rischi bancaria, bloccando di fatto qualsiasi richiesta. Con il rischio di far morire l'impresa stessa e mandare a casa i dipendenti.

Insieme a questa situazione da migliorare per le piccole e medie imprese va ritoccata una politica fiscale che permetta alle aziende sia di investire che di mantenere e sostenere i posti di lavoro. Certamente le situazioni sono diverse nel Paese, la Lombardia o il Veneto sono differenti dalla Toscana o dalle Marche, ma il Governo Berlusconi che è partito bene su questo fronte dopo l'avvallo del Federalismo fiscale ha un'altra occasione che -tanto per essere realisti e pragamatici -sarà misurata fra circa dieci mesi quando torneremo alle urne per eleggere non poche Giunte Regionali.
postato da: Politicus alle ore 17:47 | Permalink | commenti (2)
categoria:lavoro, fisco, governo, credito
lunedì, 22 giugno 2009

La rovina del Pd sono da una parte i cattocomunisti alla Franceschini che quando militavano nella Democrazia Cristiana occupavano le terze file del partito, sostenuti da quei padri nobli che, passati di scena, li hanno lasciati orfani di una vera educazione alla politica e alla responsabilità e al rispetto per il bene comune. Dall'altra ci sono i vecchi "arnesi" del vecchio Partito Comunista Italiano, che ancora presentano pericolose scorie ideologiche che a parole si dicono democratici ma nei fatti, non sopportando le sconfitte soprattutto per volontà popolare, usano la codarda tattica leninista della menzogna sovietica-utile all'occorrenza- che colpisce soprattutto sul piano personale, morale e poi politico mirando alla distruzione della persona. Con il sostegno di alcuni circoli giornalistico-giudiziari correlati da sempre con questa sinistra. Anzi delegando, anche incosciamente, il lavoro "sporco" al giornale-partito per eccellenza, "La Repubblica".

Ha ragione il Ministro Sandro Bondi, quando dice che il giornale del gruppo De Benedetti fondato dal "sacerdote" dell'informazione/disinformazione Eugenio Scalfari "è un rischio per la democrazia" in quanto portatore attivo di interessi di alcuni poteri forti non solo economici ma anche giudiziari, che non tengono-o ne tengono poco- conto del consenso popolare. Un Pd nelle condizioni in cui si ritrova non è formalmente un problema per la maggioranza di Governo Pdl-Lega Nord. Anzi. Il partito con cui fare i conti è proprio quello di "Repubblica". E questo potrebbe decretare o azzoppare da ora fino al congresso di ottobre ulteriore rovina di credibilità, di autonomia di proposte, di consenso e di idee riformiste, lo stesso Partito Democratico. Restando nel "precariato" della politica e delle istituzioni presentando al momento leadership catastrofiche e prive di prospettive.

Ma finchè a Franceschini, D'Alema e compagni della volontà popolare importa poco o nulla -e si vede-attirati dalle sirene "debenedettian-scalfariste", resta e resterà il giudizio della storia italiana dove per questi signori le pagine di quello che di buono hanno fatto per il Paese restano e resteranno bianche o anonime. Saranno piene quelle dove hanno ordito intrighi, ribaltoni, favorendo i soliti gruppi minoritari, strumentalizzando la stesso consenso popolare, facendo perdere tempo e dignità nazionale  e internazionale al Paese stesso. Chi salverà il Pd da queste sirene e da dimezzati e confusi leader? E dallo scalpitare alla sua sinistra dell'Italia dei Valori di Di Pietro e De Magistris?

postato da: Politicus alle ore 10:12 | Permalink | commenti
categoria:democrazia, pd , repubbblica
giovedì, 18 giugno 2009

L'irritazione con il quale Massimo D'Alema respinge qualsiasi accusa di essere l'ispiratore o che "cordialmente" qualcuno lo avesse messo- in anticipo- al corrente dell'azione della Procura di Bari, minacciando anche querele, dà comunque l'esatta immagine dello sbando in cui si trova il Pd, in gran parte irresponsabile e senza prospettiva in fatto di proposte e strategie utili al Paese,  realmente di una opposizione riformista e socialdemocratica. Le coincidenze comunque con quello che "baffino" ha detto qualche ora prima in Tv da Lucia Annunziata sulla tesi della "scossa" che avrebbe travolto Silvio Berlusconi qualche domanda la pone comunque. E forse qualche sospetto. Ma vedremo poi.

La rovina del Pd sono da una parte i cattocomunisti alla Franceschini che quando militavano nella Democrazia Cristiana occupavano le terze file del partito, sostenuti da quei padri nobli che, passati di scena, li hanno lasciati orfani di una vera educazione alla politica e alla responsabilità e al rispetto per il bene comune. Dall'altra ci sono i vecchi "arnesi" di una Partito Comunista Italiano che fu, ma che ancora presentano pericolose scorie ideologiche che a parole si dicono democratici ma nei fatti, non sopportando le sconfitte soprattutto per volontà popolare, nei fatti usano la codarda tattica leninista della menzogna sovietica-utile all'occorrenza- che colpisce soprattutto sul piano personale, morale e poi politico mirando alla distruizione della persona. Con il sostegno di alcuni circoli giornalistico-giudiziari correlati da sempre con questa sinistra.

A D'Alema e compagni della volontà popolare importa poco o nulla e si vede. Resta e resterà il giudizio della storia italiana dove per questi signori le pagine di quello che di buono hanno fatto per il Paese restano e resteranno bianche o anonime. Saranno piene quelle dove hanno ordito intrighi, ribaltoni, favorendo i soliti gruppi minoritari, strumentalizzando la stesso consenso popolare, facendo perdere tempo e dignità nazionale  e internazionale al Paese stesso.

postato da: Politicus alle ore 10:29 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica, storia, dalema, pd , berslusconi, dpl