Puo' esistere una terza via dell'economia, che equilibri gli "estremismi" statalisti e mercatisti (o liberisti)? Qui una bella e positiva provocazione di cultura economica. (Politicus)
I fatti di questi giorni, con la crisi derivante dal fenomeno dei muti subprime, sono una drammatica ma decisiva dimostrazione di come la dottrina sociale della Chiesa cattolica debba essere rivalutata in tutta la sua potenzialità. Il recente volume di Giulio Tremonti, La paura e la speranza, dà conto in modo decisamente efficace dei limiti dell’ideologia mercatista.
Il mercatismo viene definito l'ultimo discendente, astuto e calcolatore, commerciale dell'illuminismo: «il combinato disposto tra una nuova ingegneria sociale e un'illusione demenziale».
Nel volume si denuncia come il mercato abbia ottenuto il quasi totale monopolio culturale e materiale dell’esistente e si precisa come in balia dell'ideologia mercatista l'Europa non possa che declinare, in una forma di decadenza economica e demografica.
Per cambiare, si afferma, serve una leva che deve avere un punto di appoggio.
Questo punto può essere uno solo: quello delle radici giudaico cristiane dell'Europa. È anche a partire da questa affermazione che può essere riscoperto il valore della dottrina sociale della Chiesa cattolica, lasciando da parte quei ridicoli complessi di inferiorità che tante volte hanno portato i cattolici a non comprendere il valore dell’insegnamento del Magistero, irriducibile alle visioni contrapposte, ma in fondo antropologicamente accomunate da una stessa riduzione della persona, dello statalismo o del liberismo selvaggio.
Si tratta della contrapposizione moderna (hobbesiana) fra pubblico (Stato) e privato (il mercato dell’homo homini lupus), dove “pubblico” veniva poi spesso assiomaticamente associato a “morale”, e “privato” a “immorale”, proprio per escluderne la valenza a fini sociali: poiché della socialità della persona umana non ci si può fidare, si limita il pluralismo sociale e la rilevanza delle formazioni sociali intermedie. È un dato che si riflette in modo decisamente negativo sulla sostanza della democrazia.
Si tratta peraltro di un'impostazione che continua a condizionare il dibattito: mentre si è disposti a teorizzare ad oltranza la libertà di scelta nell’ambito privatistico delle preferenze individuali (libertà sessuale, libertà di morire, libertà di abortire, ecc.), riguardo all’ambito pubblicistico delle preferenze sociali (libertà di scelta tra servizio pubblico e privato) permangono forti resistenze. Tuttavia è proprio a questo livello che si apre oggi la duplice sfida per rianimare la democrazia: la sfida del passaggio dalla “libertà mediante lo Stato” (paradigma dei primi diritti sociali) a quella della “libertà mediante la società” (paradigma dei nuovi diritti sociali); ed insieme quella del passaggio dal mercatismo all’economia sociale di mercato. Siamo in una fase di transizione, che origina dalla crisi dei presupposti. Si affaccia quindi all’orizzonte una soluzione alternativa all’antropologia negativa di tipo hobbesiano, dove l’uomo è un lupo e la gabbia statale consente la convivenza civile o dove il mercato inteso in modo puramente darwiniano consente il progresso della società. La crisi della sovranità statale e la crisi del mercato obbligano al realismo e impongono il recupero di un’altra visione dell’uomo, dei suoi desideri originali, dei suoi diritti. Partire dalla considerazione che l’uomo «sia un essere ferito e debole, ma intrinsecamente capace di comportamenti altruistici, solidali o almeno non auto-interessati, ovvero di scambi umani» (Donati), permette di identificare e recuperare, dopo un’epoca di affossamento ideologico, l’eredità di un’antica tradizione che ha caratterizzato lo sviluppo della società europea e di riscoprirla nella prospettiva della post modernità. Il contributo della dottrina sociale, da questo punto di vista, diventa decisivo per riconsiderare, alla luce dell’esperienza, il monopolio che statalismo e mercatismo hanno avuto nel dibattito culturale degli ultimi decenni.
Fonte: Luca Antonini su www.ilsussidiario.it








Le lacrime senza fine di Gullit per la commozione mentre gli accarezza la testa ; Agroppi che per una sera "depone" la sua proverbiale vena polemica di toscano sanguigno mentre gli mostra la foto di quando lo allenò a Como; i tanti giocatori di oggi e quelli di appena ieri suoi compagni di avventura calcistica, Nappi che dopo un gol fa trenta metri di corsa verso la panchina e lo bacia, e poi quei dieci minuti interminabili applausi da brivido come mai la Firenze calcistica ha fatto quando Roberto Baggio lo porta sotto la Curva Fiesole, accompagnato dallo sguardo amorevole della figlia Alessandra ma soprattutto il suo sguardo vivo, pungente e felice che a tanti ha fatto sorgere la domanda più elementare: "ma come è possibile con il male che lo attanaglia?". Insomma ieri è stato il giorno di Stefano Borgonovo, colpito dalla Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica) e Firenze gli ha dato quel "bacione" che secondo una delle canzoni popolari più belle "La mì porti un ba(s)cione a Firenze"-con la c aspirata-vuol dire amore, struggimento, abbraccio senza fine. Non è stata una serata nè banale, nè formale. Ed anch'io che ero presente non ho fatto che ammirare quel volto, quello di Stefano che ha fatto ringraziare centinaia di persone per il coraggio, la forza del cuore che esprimeva, comunicando con quella "macchinetta" parole di speranza e voglia di lottare e che apparivano sui tabelloni dove la domenica scorrono i risulati della Serie A. Stefano, attraverso anche a quella forza della natura che è Chantal, sua splendida moglie che non lo molla un attimo insieme ai figli, ha parole per i più sfortunati che non sono del mondo del calcio. Ma a partire da questo dove si sono consumati tanti drammi a causa della Sla, l'incasso della partita amichevole tra Fiorentina e Milan di fatto contribuirà a sostenere la Fondazione Borgonovo che si occuperà di ricerca e di sotegno ai malati di Sla. Non mi interessano i luoghi comuni dei calciatori viziati e così via, ma ieri ho visto questi "eroi" della domenica, anche i miei, seppure molti erano quelli di "ieri" inchinarsi davanti al mistero di una malattia e che a modo loro si sono comunque chiesti "perchè?", come fare per affrontarla?" E paradossalmente vedendo Borgonovo come combatte, si sono sentiti confortati in qualcosa che va oltre il calcio. Stefano ci ha regalato una grande testimonianza fatta di amicizia, amore e fede. La sua famiglia, gli amici di Milano, i tanti che si è ritrovato a Firenze. Grazie alle società di Fiorentina e Milan che hanno pensato questo gesto per la Fondazione Borgonovo ma grazie anche Carlo Parravicino, che fu procuratore di Stefano quando lo portò nella Fiorentina. Di solito hanno fama di condizionare i loro giocatori per motivi di "business" ma qui si presenta un altro fatto fuori dal comune ma reale: appena seppe della malattia di Stefano si è prodigato perchè la manifestazione riuscisse, tanto che sarà uno dei sostenitori della Fondazione. Grazie a te Stefano, alla tua testimonianza e porta i nostri baci a Milano e che Dio ti benedica!
